La Quaremma

 Origine del nome

In alcuni paesi del Salento, a partire dal giorno di mercoledì delle Ceneri, si possono ammirare sui terrazzi, sui balconi e tra un balcone e l’altro dei fantocci di paglia, che raffigurano vecchie donne, vestite di nero, con in mano un fuso e una conocchia e, ai piedi, una “marangia” (=arancia amara), nella quale vengono inserite sette penne di gallina, tante quante sono le domeniche di quaresima.

Il termine Quaremma, attribuito a tali fantocci, deriva dal francese “Careme”; furono i soldati francesi a diffonderlo in Italia meridionale. Significa: Quaresima.

Le radici e il significato della tradizione

Come accade di consueto, le origini sono da ricercarsi nella mitologia greca, nella quale numerosi culti indicano il passaggio dall’inverno alla primavera. Inoltre, la figura della Quaremma rievoca Cloto, che, fra le tre Parche, è colei che tesse e fila il destino dell’uomo. Presso gli antichi Romani, l’anno finisce nel mese di febbraio e inizia a marzo. Questo evento, nel cristianesimo, coincide, rispettivamente, con i festeggiamenti del Carnevale, periodo in cui, presso i Romani si prendevano in giro i padroni con travestimenti, lazzi e scherzi. Personificazione del Carnevale, nel Salento, è il personaggio di Paulinu, che muore come l’anno vecchio. In conseguenza di ciò, la Quaremma rappresenta un periodo di dolore, di penitenza. Nell’immaginario collettivo, insieme alla Quaremma, altre donne, vestite a lutto, seguono il corteo funebre di Paulinu, piangendo disperatamente e recitando nenie funebri di memoria greca.. Nel dialetto salentino sono denominate “chiangimuerti”; non sono altro che le Prefiche greche e magno-greche, che, a pagamento, svolgevano questo compito intorno al defunto.

Nel rito cristiano rivisitato, il giorno di Pasqua, precisamente a mezzogiorno, si dà fuoco alle Quaremme, inserendo una batteria di mortaretti tra le natiche del fantoccio. In questo modo, l’anno ormai trascorso si dissolve, purificandosi col fuoco

 Celebrazione della Quaresima

La Quaresima diviene un rito cristiano nella metà del II secolo d.C. Per i Cristiani è un periodo di purificazione fisica e spirituale. Per questo è necessario astenersi dal consumo di carne, uova, latte e derivati. Infatti, tutte le uova accumulate in questo periodo vengono consumate in abbondanza a Pasqua e, soprattutto, lunedì e martedì successivi. Il latte viene utilizzato per la produzione di formaggi. Lunedì di Pasqua è giorno di pasquetta per i cristiani. Martedì, in particolare per i leccesi e i paesi della provincia, è il giorno  “te lu riu”, durante il quale si consumano, lesse, tutte le uova accumulate; il formaggio fresco (=marzotica) accompagnato dalle fave verdi e le caratteristiche “cuddhrure” (dal greco “coulloura”= focacce con cui si invocava la benevolenza delle divinità). Sono dei grossi biscotti a forma di “pupa” (=bambolina), di cuore, di gallo, di tarallo. Costante è la presenza, nella parte centrale, di un uovo con il guscio, che diventa lesso con la cottura del biscotto.

Significato dei simboli

– fuso e conocchia: indicano la laboriosità, ma, soprattutto, il trascorrere del tempo;

– marangia: il sapore amaro del frutto indica penitenza, sofferenza e sacrificio, presenti nel periodo precedente la Pasqua. Ma può indicare fecondità   e amore. Infatti, l’arancia, dono di nozze per Giove e Giunone, indica il sole, che, con il suo calore e la sua luce, rende feconda la terra;

– penne di gallina: indicano le settimane di astinenza. Ogni settimana, come i fogli di un calendario, si elimina una penna.

Aspetto fisico della Quaremma e significato

La Quaremma somiglia molto ad una strega. È così brutta che, a Lecce e nei paesi della provincia, quando si usa l’espressione “pare ‘ha Quaremma”, si intende donna dall’aspetto spiacevole, che, di solito, e vestita con abiti neri a palandrana.

Peraltro, la donna brutta, in passato, serviva ad esorcizzare la morte e la carestia, i due mali dell’umanità, diffusi proprio a fine inverno, quando le provviste, per gli indigenti, erano ormai terminate.

Leggenda di Quaremma e Paulinu

Quaremma, figlia di un oste, sposò Paulinu Carnevale, giovane dissoluto e spensierato, che sperperò il patrimonio ereditato dal padre e quello del suocero. La sua vita trascorreva tra feste e divertimenti, spesso, eccessivi.

Si divertiva, insieme ai suoi amici, a molestare le donne del suo paese, soprattutto dopo il rito vespertino del santo rosario.

I suoi compaesani,esasperati dal riprovevole comportamento, decisero di punirlo a suon di botte. Così, in fin di vita, lo consegnarono alla moglie Quaremma. Durante la notte precedente mercoledì delle Ceneri, Paulinu morì. Si organizzò un corteo funebre seguito da donne vestite di nero e da Quaremma, che, malgrado tutto, lo amava. Infine, la stessa, costretta a lavorare per estinguere i debiti del marito, digiunando e piangendo per quaranta giorni, morì, dissolvendo, in questo modo, il dolore delle donne e di tutta l’umanità.

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