La frisella: il fast food di una volta

Una prelibatezza tutta salentina: la frisella

La frisella è un’eccellenza alimentare dei nostri nonni, ancora molto in uso nel Salento ed esportata ormai in tutto il mondo. In questi ultimi anni viene proposta ai turisti, a prezzi, spesso, esorbitanti.

L’impasto è simile a quello del pane; la forma è quella di un cordoncino di due centimetri di diametro e lungo 12 centimetri ca., unito all’estremità, in modo da formare piccole ciambelle. Dopo averle sistemate a due a due una sull’altra, si lasciano lievitare almeno per due ore. Si infornano dopo la cottura delle pucce e, una volta sfornate, si tagliano orizzontalmente con lo spago o, come si faceva anticamente, con il fil di ferro molto sottile, teso tra due sedie capovolte. Si informano nuovamente e si fanno biscottare per almeno tre ore a temperatura moderata.

In realtà, le freseddhre, essendo una sorta di pane tostato, si conservavano a lungo e sostituivano il pane fresco.

Le freseddhre si sponzavano in acqua e si condivano, in genere, con olio d’oliva, pomodori di pendola, cipolla, sale e origano. Il condimento era condizionato dalle possibilità economiche.

Era il cibo dei contadini e dei pastori, costretti a stare tutto il giorno in campagna o dei marinai, che sponzavano la freseddha in acqua di mare.

Le “capase te crita” erano i contenitori in cui la frisella manteneva a lungo la loro fragranza. Spesso nel fondo delle “capase” si depositavano “li frizzuli”, piccoli frammenti di freseddhre; essi raccolti in uno strofinaccio di spago, tessuto al telaio con gli scarti dello spago dei “talaretti” del tabacco, venivano schiacciati, servendosi di una bottiglia di vetro come matterello, quindi consumati nel latte caldo a colazione.

Vedi anche https://www.bbesperidilecce.com/lu-pane-na-fiata/

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