Il Carnevale d’altri tempi a Lecce e la storia di Paulinu

Semel in anno licet insanire

Non conoscevi la leggenda di Paulinu e la storia del carnevale leccese?

 

Le origini remote del Carnevale sono da ricercare nella classicità greca (feste in onore di Dioniso) e romana (feste in onore di Saturno).

Durante tali feste era possibile scherzare, mettendo da parte gli impegni. Camuffando la propria identità con la maschera, si annullavano le differenze sociali. I Latini dicevano: ” Semel in anno licet insanire” ossia ” Solo una volta all’anno è possibile impazzire”. Ma, dopo il Carnevale, tutto tornava come prima.

Il termine, derivato dal latino “carnem levare”, si riferiva al banchetto del martedì grasso, dopo il quale iniziava il periodo della Quaresima, quando nessuno consumava carne.

Per il Carnevale non esiste data fissa, il giorno dipende dalla domenica in cui si celebra la Pasqua. Il Carnevale inizia con la prima delle nove domeniche che precedono la Pasqua. Il giorno più importante è “giovedì grasso”, la festa termina il martedì successivo, anch’esso detto “grasso”. Il giorno successivo, mercoledì delle Ceneri, comincia la Quaresima, periodo di penitenza.

A Lecce, ma, soprattutto nei paesi della Grecia Salentina, si narra di un giovane, di nome Paulinu, che, malgrado i rimproveri del padre, conduceva una vita allegra e dissoluta. Per poter soddisfare i suoi vizi, sposò Quaremma, una ragazza ricca, alla quale dilapidò il patrimonio. Paulinu indossava una maschera per spaventare le ragazze del paese, finché i suoi compaesani, esasperati dal suo comportamento, lo ridussero in fin di vita. Paulinu morì nella notte di martedì grasso. Quaremma, dopo aver digiunato quaranta giorni per il dolore, morì.

Anticamente, nelle vie del centro della città, si teneva un corteo funebre per la morte “te lu Paulinu”, rappresentato da un pupazzo di paglia e cartapesta, che, alla fine del rito, dopo la lettura del testamento, veniva bruciato.

Nei quaranta giorni di Quaresima, era alquanto diffusa a Lecce e nei paesi della Grecia Salentina, l’usanza di esporre sul terrazzo o sul balcone un pupazzo raffigurante una vecchia, vestita di nero, con un fazzoletto nero in testa (lu mmaccaturu) e un grembiule, con in mano fuso e conocchia. Anche la Quaremma veniva bruciata il giorno di Pasqua. Un rito di purificazione, che significava l’inizio di una nuova vita.

La Quaremma si può ancora vedere in alcuni paesi della Grecia Salentina (Sternatia, Soleto, Martano…).

Allora, quanti di voi conoscevano questa storia? Come si rievoca nel tuo paese? Scrivicelo nei commenti!

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